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Diario di viaggio: Islanda

Articolo data di pubblicazione 07.11.2018
Topic Viaggi

Diario di viaggio: Islanda

In meno di dodici mesi siamo stati in Islanda per ben due volte: la prima a fine agosto 2016 per tre settimane, la seconda a marzo 2017 per una.

Se devo spiegare perché abbiamo scelto l’Islanda, direi... per un’intuizione e per amore.

Stavo programmando un viaggio on the road in New England, quando alcune foto di un amico e il racconto di un viaggio avventuroso “al centro della terra” mi sono tornate alla mente.

Ho lasciato la guida del New England per giorni più ispirati, e ho proposto a mio marito la nuova meta.

Sapevo che era un viaggio che avrebbe sempre voluto fare ed infatti, ha accolto con gioia la mia idea organizzando quello che ad oggi, si è rivelato il viaggio più “sensorialmente” intenso della mia vita.

Atterrati a Reikiavik alle 2 a.m. di un sabato nuvoloso, abbiamo ritirato la macchina a noleggio giusto in tempo per assistere alla tipica movida notturna di un tipico sabato, di una tipica città del profondo nord.

Avendo sufficientemente tempo a disposizione, avevamo programmato di visitare non solo il Golden Circle (cerchio all’interno dell’isola, collegato dall’unica autostrada del paese - la mitica N1 - meta maggiormente gettonata dai turisti perché più facile da visitare) ma anche di avventurarci tra i fiordi del Nord, puntati da sperdute fattorie, collegate tra loro da strade sterrate e sostanzialmente privi di strutture ricettive.

Quindi partimmo direzione piccola Islanda (Snaefellsnes), penisola a nord di Reikiavik, che riassume e concentra quasi tutte le meraviglie di questa isola del profondo nord.

Le giornate erano soleggiate, il cielo di un azzurro vivido giocava di contrasto con una spianata di roccia lavica di un nero come la pece e con il blu freddo dell’oceano.

Sono bastati pochi giorni, forse poche ore, per immergerci in questa terra dai colori fortissimi, quasi disabitata, con nuvole che stanno a metá tra cielo e terra e che ti sembra di poter toccare con un dito.

Fattorie dai tetti rossi, costruite sul mare e circondate da pecore ricce, grosse e opulente.

Fiordi placidi dove il tempo sembra fermarsi, gabbiani dalle rotte ardite e oche grigie migratorie

Cascate imponenti, foche e balene che vedi semplicemente affacciandoti dal finestrino.

Consiglio di dedicare almeno una giornata ad un trekking (Seydsfjrdur), perché anche i più pigri saranno deliziati nell’immergersi nei torrenti di acqua calda che scorrono copiosi (Reykiadalur).

Nella zona dei geyser, quando i soffioni di vapore fuoriescono dalla terra giallastra e solforosa, ti stupisci a pensare che esiste ancora in questo mondo una terra così... autenticamente e intensamente selvaggia, ed é bello guardare l’orizzonte pensando che proprio li c’é il polo nord.

L’Islanda non è un paese particolarmente sviluppato turisticamente, o forse volutamente gli alberghi sono pochi e quindi sempre al completo.

Noi si è alloggiato in bed and breakfast o da Islandesi che affittavano parte della loro casa. É un modo per conoscere questo popolo di pastori e contadini che si alzano quando sorge il sole e si ritirano quando è buio.

I ristoranti sono pochissimi, solo nei rari centri abitati, e quindi ci si trova a far la spesa in qualche supermercato sulla strada.

Occorre fare molta attenzione alla benzina (noi avevamo la mappa delle pompe della N1, la catena con il maggior numero di erogatori in Islanda) e non lasciarsi sfuggire i supermercati aperti (hanno degli orari tutti loro) altrimenti rischiate di saltare.

A primavera ci siamo tornati per tentare di vedere l’aurora boreale in uno dei punti più magici e suggestivi che abbia mai visto...Jakulsarlon, lá dove i ghiacci si sciolgono e s’incontrano con il mare in una spiaggia di sassolini perfettamente tondi e lucentemente neri. L’effetto é una distesa di cristallo luccicante su un mantello nero.

La northern light non si é manifestata (nevicava tutte le sere) ma é l’ennesimo regalo che questa terra che ti entra nel corpo e nell’anima ci ha fatto.

Perché è la promessa di un ritorno… non un addio ma un arrivederci.

Ecco le tappe di viaggio, dove abbiamo alloggiato:

Diario di Viaggio di Simona P.

 

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